la Critica

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LO SPAZIO, IL MOVIMENTO, IL DUBBIO, L'INCERTEZZA...

Se da un lato, certe tendenze di un'avanguardia istituzionalizzata, puntando all'idea pura di pensiero, ha eliminato quelli che sono stati i presupposti fondamentali del fare pittorico: colore, forma, luce, spazio; da un altro, le opposte tendenze di quella che è un'arte ufficiale, hanno mirato, qualificandosi in discipline, in identificazioni di particolare concetti d'assoluto pittorico, dunque presupponendo l'assoluta incisività ed efficacia d'indagine e di, rappresentazione della realtà, che va data alla forma, al colore, alla luce, allo spazio. Ecco quindi, le correnti moderne: astrattismo, realismo, espressionismo, spazialismo, surrealismo, e così via, certezze estreme di un monopolio d'indagine sul reale, insostituibile. Premesso questo, è bene dire, che tra due opposti modi che si contrastano, il risultato, è la negazione d'entrambi, e quindi, la necessità di rimettere in discussione tutto quello che è l'apparato su cui il fare artistico, ha posto le sue basi, ovvero tentando di recuperare quello che è il concetto, il significato, da dare alla forma, al colore, alla luce, allo spazio. Perciò, se per i realisti, il significato di forma, è espressione di denunzia sociale, mai contestato nel suo strumento espressivo, anzi alterato nel suo significato; se per gli espressionisti, il significato di colore, è quanto mai espressione aggressiva di satira sociale, quindi deformato nel suo significato originario; se per gli spazialisti, il significato di spazio, è quanto mai esteso nel suo concetto, quindi incontestabile nella sua essenza; se per gli astrattisti, l'immagine si dissolve in quanto riaffermazione della primarietà e autonomia delle componenti; se per i surrealisti, il significato visivo, è l'inconscio oggettivizzato, dunque conferma di un estremismo formale; se insomma, in tutta l'anima dell'arte moderna, l'idea di assoluto pittorico, appare dominante, Vangelli, agita il problema dall'interno, pittoricamente, in ima critica sistematica e martellante, il cui fine mira a scardinare certe basi, affatto solide, su cui l'arte moderna sta costruendo il suo avvenire. Dunque, di nuovo daccapo a riprendere in mano i concetti da dare alla forma, al colore, alla luce, allo spazio. La tecnica: la forma che contraddice se stessa, il colore che contraddice se stesso, la luce che contraddice se stessa, lo spazio, il movimento, il dubbio, l'incertezza, diventano, elementi dominanti della sua tesi / non tesi, e l'impotenza, l'impossibilità d'afferrarne il concetto, il significato, il nutrimento di fondo (...). Così, i suoi colori, quanto mai imprecisi, sfumati, mai afferrati certamente ibridi nei timbri, come il bianco, gamma di tutti, il verde, composizioni di diversi, il rosso sfumato nelle sue mille tonalità. Quale, allora deve essere la definizione da dare al colore, se il colore riassunto, sfuma nella luce che l'assorbe? Allora, la luce? Ma non è la luce, a sua volta assorbita, nella zona non luce di uno spazio che ne rende impossibile l'identificazione? Dunque lo spazio. Ma non è lo spazio, se stesso in quanto definito dal suo infinito possibilità di movimento, mentre il ponte di Vangelli, può estendersi nelle sue possibilità statiche, ma movimento e dilatazione sino ad occupare l'infinito? Allora, quale definizione di finito ed infinito di statico o di movimento, di spazio e di oggetto limite? Nell'oggetto limitato, statico, ma estensibile nell'universo? O nell'universo dinamico, ma limitato e staticizzato dal suo infinito? Certamente il tempo. Ma nel tempo, quale può essere il concetto da applicare al passato, al presente, al futuro, se il concetto di tempo sovrasta tutto? Forse allora il clima, che sovrasta il tempo e consente una identificazione delle cose, nella loro definizione atemporale, cosi come vengono avvertite, udite, percepite dalla nostra sensibilità sensoriale? È il clima, che determina gli ambienti, che definisce la sostanza delle cose, quel clima che avvolge le sue composizioni, la sosta di Vangelli? Ma fino a quando ci si può fidare di questa sosta? Il sospetto, l'equivoco, il dubbio insinuante, l'amletica anima di Vangelli ne sgretola i significati (...)